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Case alle Canarie: numeri incerti, politiche che navigano a vista

Dati ufficiali fragili, stime indirette e un sistema che decide senza sapere davvero quanto è grande il problema

✍️ Italiano alle Canarie

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Le Canarie hanno davvero oltre 211.000 abitazioni vuote? Oppure il numero è sovrastimato o, al contrario, sottostimato? La domanda non è accademica. Riguarda il cuore di uno dei principali problemi dell’arcipelago: l’accesso alla casa.

Il dato ufficiale dell’Istituto Nazionale di Statistica indica 211.452 immobili non occupati, pari al 19,42% del patrimonio residenziale.
Si tratta di un dato del Censimento 2021 dell’INE, costruito però su una stima indiretta basata sui consumi elettrici e non su una verifica diretta dello stato e della reale disponibilità degli immobili.
Una cifra che, letta in modo lineare, suggerisce un paradosso evidente: un territorio con una forte emergenza abitativa e, allo stesso tempo, una casa su cinque teoricamente vuota.

Il dato che regge tutto (ma su cosa si basa)

Il punto critico emerge osservando il metodo. La stima dell’INE si basa sui consumi elettrici del 2020, considerando vuote le abitazioni senza contratto o con un consumo equivalente a circa 15 giorni di utilizzo annuo.

Non si tratta di una misurazione diretta, ma di una stima indiretta, che lo stesso INE definisce provvisoria.

Un consumo basso non equivale automaticamente a una casa disponibile. Può indicare seconde residenze, utilizzi sporadici, immobili non abitabili o abitazioni alimentate in parte da autoconsumo fotovoltaico, elementi particolarmente rilevanti in un territorio come quello canario.

A questo si aggiunge un ulteriore fattore: l’anno di riferimento. Il 2020 è stato un anno anomalo, segnato dalla pandemia, con comportamenti abitativi e consumi energetici alterati.

Il cortocircuito istituzionale

Il Governo delle Canarie, attraverso la Consejería de Obras Públicas, riconosce apertamente i limiti di questo approccio. L’Osservatorio Canario della Casa sta lavorando per costruire una base dati più solida.

Qui emerge la vera contraddizione.

Da un lato esiste un dato ufficiale, utilizzato nel dibattito pubblico e nelle politiche. Dall’altro, lo stesso livello istituzionale ammette che quel dato è incompleto e potenzialmente fuorviante.

Governare senza misurare

Il problema non è solo statistico. È sistemico.

Si discute di accesso alla casa, di limitazioni, di interventi pubblici e di regolazione del mercato. Si costruiscono narrazioni politiche attorno al numero delle abitazioni vuote. Tuttavia, manca una base informativa condivisa e robusta.

Un sistema che non riesce a misurare con precisione il fenomeno che vuole correggere si espone a due rischi.

Il primo è quello dell’errore: intervenire su una realtà che non si conosce davvero.

Il secondo è quello della distorsione: utilizzare numeri fragili per sostenere scelte già orientate.

Il limite reale (che non è solo tecnico)

La stessa amministrazione riconosce che ottenere dati affidabili è complesso. Servono informazioni catastali, consumi delle società fornitrici e dati dell’anagrafe, spesso protetti dalla normativa vigente.

Come è possibile affrontare un’emergenza abitativa strutturale senza disporre di un sistema informativo adeguato?

Alcuni territori, come Paesi Baschi e Cantabria, hanno già mostrato che analisi più approfondite possono ridurre significativamente il numero delle abitazioni realmente disponibili. In quei casi, fino a un terzo del patrimonio “vuoto” risulta non gestibile per motivi giuridici, tecnici o personali.

Una considerazione necessaria

Il dato delle case vuote è diventato uno dei pilastri del dibattito pubblico. Tuttavia, quel pilastro poggia su basi fragili.

Non si tratta solo di stabilire se le abitazioni vuote siano 200.000 o molte meno. Si tratta di capire quante siano davvero disponibili e utilizzabili.

Finché questo dato non sarà certo, il rischio è uno solo: continuare a costruire politiche per la casa su una fotografia sfocata.

Fonte: INE – Censo de Población y Viviendas 2021

 

 

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