✍️ Italiano alle Canarie
Le Canarie continuano a essere tra le comunità autonome in cui assumere costa meno. Lo confermano gli ultimi dati ufficiali dell’INE.
Allo stesso tempo, però, una parte del tessuto imprenditoriale continua a indicare il costo del lavoro come uno dei principali ostacoli alla creazione di occupazione.
Una contraddizione solo apparente, che merita di essere analizzata andando oltre la superficie dei numeri.
Nel 2025 il costo medio per lavoratore è aumentato di circa 200 euro, raggiungendo i 2.805 euro mensili. Si tratta di un incremento reale, che tuttavia mantiene l’arcipelago tra le aree meno costose di tutta la Spagna.
La domanda diventa quindi inevitabile: se il lavoro costa meno che altrove, perché viene percepito come “caro”?
Limitarsi al dato nominale rischia di essere fuorviante. Il costo del lavoro non può essere valutato in termini assoluti, ma deve essere sempre rapportato alla capacità dell’economia di generare valore.
Il problema del valore generato
Il nodo non è il turismo in sé. Le Canarie registrano numeri elevati, con flussi che generano milioni di euro ogni anno. La questione è come questo valore viene distribuito lungo la filiera economica.
Una parte rilevante dell’attività si concentra su segmenti a basso valore aggiunto, caratterizzati da forte concorrenza sui prezzi e da una presenza significativa di intermediari e grandi operatori. In questo contesto, una quota importante del valore generato non resta sul territorio o non si traduce in margini adeguati per molte imprese locali.
A questo si aggiunge una struttura economica fortemente orientata ai servizi, spesso con bassa intensità di capitale e limitate possibilità di differenziazione. Ne deriva una pressione costante sui prezzi e, di conseguenza, sui margini.
Il risultato è un sistema in cui il fatturato può essere elevato, ma la redditività resta contenuta. È proprio su questo squilibrio che si innesta la percezione del costo del lavoro.
Quando il costo è relativo
In un’economia con margini ridotti, anche un costo relativamente basso può essere percepito come elevato. Non perché lo sia in senso assoluto, ma perché incide in modo significativo su profitti già compressi.
Questa dinamica aiuta a comprendere perché, nonostante le Canarie restino tra le regioni più economiche per assumere, il costo del lavoro venga comunque indicato come un problema.
Non è la causa. È il sintomo di un problema più profondo.
Il dato che cambia la lettura
C’è poi un elemento che ribalta completamente la narrazione, sempre secondo l’INE.
La grande maggioranza delle imprese, pari all’87,6%, dichiara di non avere bisogno di assumere. Solo una quota minoritaria, il 6,8%, indica il costo del lavoro come motivo per non ampliare l’organico.
Questo dato sposta il baricentro dell’analisi.
Se quasi nove imprese su dieci non cercano personale, il problema principale non può essere il costo del lavoro. Il nodo è la domanda o, più precisamente, l’assenza di condizioni economiche che rendano necessario e sostenibile un ampliamento degli organici.
Domanda, produttività e modello economico
Il quadro che emerge è quello di un’economia che cresce in termini di volumi, ma fatica a trasformare questa crescita in valore diffuso e stabile.
La dipendenza da settori a basso valore aggiunto, la stagionalità e la frammentazione del tessuto imprenditoriale comprimono la capacità di generare valore in modo stabile. In questo contesto, anche salari contenuti possono diventare difficili da sostenere.
In questo senso, il dibattito sul costo del lavoro rischia di risultare fuorviante. Si concentra su un elemento visibile, ma trascura le dinamiche strutturali che lo determinano.
Oltre la narrazione
Parlare di “lavoro caro” in un contesto in cui il costo resta tra i più bassi del Paese significa, in realtà, riconoscere implicitamente un problema più profondo.
Non è il lavoro a costare troppo.
È l’economia che, in molti casi, rende troppo poco.
Finché questo aspetto non verrà affrontato, il dibattito continuerà a muoversi in superficie, tra percezioni e numeri, senza incidere sulle cause reali.


