Venti cimiteri su 53 hanno raggiunto almeno il 90% della capacità. Nove non possono più essere ampliati. Una situazione che solleva interrogativi sulla capacità di programmazione delle amministrazioni locali.
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I NUMERI DI UN’ISOLA CHE INVECCHIA
A Gran Canaria si muore di più. Non è una provocazione, ma un dato statistico: nel 2024 sono decedute 7.238 persone, contro le 5.330 del 1999. Un aumento del 35,8% in venticinque anni, quasi duemila decessi in più.
Un dato che, naturalmente, non significa che oggi si viva peggio o che la salute della popolazione sia peggiorata. L’isola è cresciuta demograficamente e, soprattutto, sta invecchiando. La mortalità aumenta anche perché cresce il numero delle persone nelle fasce di età più avanzate.
Il problema, tuttavia, non riguarda soltanto quanti muoiono, ma anche dove vengono sepolti.
Secondo l’analisi pubblicata dal progetto geografico Masgeografía, curato dal geografo Víctor Jiménez Barrado, Gran Canaria dispone di 53 cimiteri, con un’occupazione media dell’81,7%.
Ben 20 hanno raggiunto o superato il 90% della capacità. Nove, oltre a essere prossimi alla saturazione o completamente occupati, non dispongono di possibilità di ampliamento.
CIMITERI PIENI, SPAZI SEMPRE PIÙ LIMITATI
La situazione interessa diversi comuni, dalla capitale a Telde, da Arucas a Teror, fino a Santa Lucía de Tirajana e Vega de San Mateo.
A Las Palmas de Gran Canaria, il cimitero antico di San Lorenzo e quello inglese risultano occupati al 100%, mentre il Municipal de Las Palmas raggiunge il 96%.
A Telde, Valle de Jinámar è al 100% e il Parque de San Juan Bautista al 94%. Percentuali analoghe, o persino superiori, si registrano in altri municipi dell’isola.
Occorre precisare che un cimitero saturo non è necessariamente un cimitero chiuso. La rotazione dei loculi e il riutilizzo delle sepolture possono garantire ulteriori disponibilità. Alcuni recinti sono inoltre storici, quindi la loro saturazione non implica automaticamente l’assenza di posti nell’intero territorio comunale.
Rimane però un problema strutturale: gli spazi disponibili sono limitati e le esigenze di una popolazione sempre più anziana non possono essere ignorate.
SI INTERVIENE, MA SI PROGRAMMA?
Alcuni comuni hanno già avviato interventi. Gáldar ha realizzato nuovi loculi e programmato ulteriori ampliamenti. San Bartolomé de Tirajana ha investito nella costruzione di 256 nuove unità funerarie. Teror è intervenuta sulla capacità del proprio cimitero e Santa Lucía ha sostenuto finanziariamente l’ampliamento di un recinto parrocchiale.
Sono interventi necessari, che dimostrano come il problema non sia completamente trascurato.
La domanda, tuttavia, è un’altra: queste opere fanno parte di una strategia territoriale di lungo periodo oppure rappresentano risposte locali a necessità ormai difficilmente rinviabili?
Il progressivo invecchiamento della popolazione non è un fenomeno improvviso. È una trasformazione demografica conosciuta, misurabile e prevedibile da anni.
Programmare significa utilizzare queste informazioni per anticipare i bisogni, non limitarsi a intervenire quando gli spazi cominciano a esaurirsi.
IL FUTURO NON SI GOVERNA CON LE EMERGENZE
Gran Canaria affronta già difficoltà nella gestione del territorio, delle abitazioni, delle infrastrutture e dei servizi pubblici. Anche i cimiteri entrano ora in questo quadro, apparentemente secondario, ma tutt’altro che marginale.
Non sarebbe corretto attribuire automaticamente ogni situazione di saturazione a un fallimento amministrativo. La disponibilità dei terreni, i vincoli urbanistici e le caratteristiche dei cimiteri storici rendono spesso complessa qualsiasi soluzione.
Il vero interrogativo riguarda la capacità della politica locale di guardare oltre la prossima scadenza amministrativa.
Perché anche in questo caso emerge una questione ricorrente nelle Canarie: la programmazione sembra troppo spesso inseguire i problemi anziché anticiparli.
Una visione politica limitata al breve periodo può forse bastare per gestire l’ordinario. Diventa decisamente insufficiente quando bisogna preparare un territorio alle trasformazioni dei prossimi venti o trent’anni.

