Il 95% dei lavoratori della ristorazione guadagna meno del salario medio nazionale
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✍️ Italiano alle Canarie
Il rapporto di Comisiones Obreras (CCOO) restituisce una fotografia completa del turismo in Spagna e dei suoi effetti sul lavoro: da un lato risultati economici record, dall’altro criticità occupazionali e distributive che il settore si porta dietro da anni.
L’analisi, riferita al 2025, evidenzia tra gli altri dati una crescita del turismo straniero del 224% rispetto al 2021.
Cifre record e piena ripresa del settore.
La Spagna ha chiuso il 2025 con numeri storici: 97 milioni di turisti stranieri e 135 miliardi di euro di spesa.
Il turismo rappresenta ormai il 12,6% del PIL (circa 200 miliardi di euro), con un incremento del 28% rispetto al 2019, ultimo anno prima della pandemia.
Un dato che, secondo l’ultimo rapporto di Comisiones Obreras (CCOO), «consente di affermare che l’attività del settore turistico nel Paese si è pienamente ripresa».
«Questa prosperità non si riflette né sull’occupazione né sulle condizioni di lavoro delle persone impiegate», sottolinea il sindacato.
Più ricchezza, ma senza benefici per chi lavora.
A fronte di un turismo ai massimi storici, di un volume di spesa senza precedenti e di un peso crescente sul PIL nazionale, la ricchezza generata dal settore non si traduce in un miglioramento concreto delle condizioni di vita e di lavoro delle persone impiegate.
L’aumento dei flussi turistici e dei profitti non produce infatti un corrispondente benessere per chi sostiene quotidianamente l’industria turistica, confermando una frattura sempre più evidente tra la crescita economica del comparto e la qualità dell’occupazione.
Occupazione instabile e salari bassi.
La temporaneità, la volatilità dell’occupazione e i bassi salari continuano a essere tratti strutturali di un settore in cui operano oltre 600.000 imprese e impiega circa tre milioni di lavoratori, i quali sostengono l’industria turistica.
Il rapporto evidenzia che durante l’alta stagione sono stati creati 300.000 posti di lavoro, ma alla fine del 2025 solo 40.000 sono stati consolidati, dopo la perdita di 100.000 posti nel mese di novembre.
Questo dato, secondo Comisiones Obreras (CCOO), dimostra che il settore ha margini per generare occupazione più stabile.
I territori più dipendenti dal turismo.
Baleari (23,5% dell’occupazione) e Canarie (16,8%) sono le comunità con la maggiore dipendenza occupazionale dal turismo. Seguono diverse province andaluse come Málaga, Cádiz e Granada, insieme a territori della Comunità Valenciana (Alicante e Castellón) e della Catalogna (Girona e Tarragona), dove il peso dell’occupazione turistica supera anch’esso il 10% del totale.
Migranti, lavoro femminile e part‑time.
La ristorazione rappresenta una delle principali porte d’ingresso nel mercato del lavoro per la popolazione migrante: l’occupazione straniera costituisce già il 29% del settore (448.000 persone) e raggiunge il 37% in Catalogna.
Il lavoro a tempo parziale arriva al 33% nella ristorazione, in un comparto fortemente a trazione femminile.
A questo si aggiungono i bassi salari: il 95% dei lavoratori dipendenti percepisce una retribuzione inferiore al salario medio nazionale.
Tra il 2019 e il 2023, il peso dei costi salariali è sceso dal 33% al 31%, mentre l’eccedenza imprenditoriale — ovvero la quota di ricchezza che rimane alle imprese sotto forma di profitti, rendite e margini operativi dopo il pagamento dei salari — è aumentata dal 20% al 23%.
In sintesi, lavorare nel turismo, e in particolare nella ristorazione, continua a configurarsi come un’opportunità di lavoro di scarsa qualità, con giornate estenuanti, salari bassi e prospettive nulle di stabilità e di sviluppo professionale.
Pressione sul territorio e modello turistico.
L’attuale modello turistico esercita una pressione crescente sul territorio e sui servizi pubblici, soprattutto in comunità come Baleari, Canarie, Catalogna e Andalusia, che concentrano i livelli più elevati di saturazione turistica.
Il calo dell’utilizzo di alloggi rurali e ostelli limita inoltre lo sviluppo di un turismo più sostenibile e maggiormente legato al contesto locale.
Investimenti, turismo di lusso e trasformazione dell’offerta.
La Spagna è diventata particolarmente attrattiva per il capitale finanziario e immobiliare straniero. Nel 2025, gli investimenti alberghieri sono cresciuti del 28% e si sono concentrati soprattutto in destinazioni come Canarie, Barcellona, Baleari e Madrid.
In questo contesto, il settore alberghiero punta su strutture più grandi e di categoria superiore per consolidare il turismo di lusso.
Tale strategia si riflette nella riduzione dell’offerta di hotel da una a tre stelle e nella previsione di apertura di 52 nuovi hotel a cinque stelle nel 2026.
Principali mercati e turismo a due velocità.
Regno Unito, Germania e Francia restano i principali mercati di provenienza. La Polonia si afferma come nuovo motore del turismo invernale nelle Canarie.
Tra i mercati di lunga distanza figurano anche Giappone, Stati Uniti e Cina, che emergono come nuovi attori rilevanti.
Dal 2021, il turismo straniero è cresciuto del 224%, a fronte di un aumento del 36% del turismo residente, delineando un mercato a due velocità. Nel 2025, la spesa turistica internazionale ha raggiunto i 112 miliardi di euro, nettamente superiore a quella interna (70 miliardi), mentre i prezzi alberghieri sono aumentati del 44%, ben oltre l’indice dei prezzi al consumo.
L’aumento dei costi di trasporto e di alloggio favorisce l’arrivo di visitatori senza pernottamento, in particolare tramite le crociere nelle città costiere. Parallelamente cresce il peso delle abitazioni turistiche, che rappresentano ormai il 10% dell’offerta ricettiva complessiva.
Le richieste del sindacato
Comisiones Obreras Servicios (CCOO Servicios) chiede di rafforzare il dialogo sociale nelle comunità autonome, dignificare e valorizzare i salari, ridurre la temporaneità e il lavoro a tempo parziale, regolamentare il contratto a tempo indeterminato discontinuo e le esternalizzazioni, oltre a promuovere politiche di salute sul lavoro, formazione professionale e uguaglianza.
Il sindacato propone inoltre l’introduzione di tasse turistiche nelle aree più sature e la promozione di un Patto dell’Industria Alberghiera, con l’obiettivo di avanzare verso un’occupazione stabile e di qualità.


