Oltre 1,39 milioni di euro per un solo concerto gratuito: la ricerca di un equilibrio tra attrattività turistica e sostenibilità della spesa pubblica.
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✍️ Italiano alle Canarie
Il Carnaval de Las Palmas de Gran Canaria 2026, con una durata di oltre un mese di eventi, galas, sfilate e concerti, è una delle manifestazioni più importanti dell’arcipelago, riconosciuta come di Interesse Turístico Internacional.
Tra le notizie che più hanno fatto discutere spicca l’ingaggio di Marc Anthony per il 27 febbraio al Parque de Santa Catalina. Il costo complessivo dell’operazione ammonta a 1.395.860 euro (imposte incluse) per la sua esibizione e quella del gruppo Ke Personajes. Il contratto è stato formalizzato con la società Big Time 2022 S.L. attraverso un procedimento negoziato senza pubblicità, giustificato dall’esclusività artistica.
Una cifra mai vista
Il dato supera sensibilmente quello del 2025, quando per Maluma e Ráfaga erano stati destinati circa 943.707 euro. L’incremento supera i 450.000 euro in un solo anno. Si tratta di una soglia che segna un nuovo tetto nella spesa artistica per le feste della capitale.
Il concerto risulta inserito nella programmazione pubblica del Carnevale e, salvo indicazioni diverse, non prevede biglietto di ingresso. Questo significa che il pubblico assisterà gratuitamente allo spettacolo.
Gratuito per chi partecipa. Non gratuito per la collettività.
Chi paga davvero?
Il finanziamento proviene da risorse pubbliche attraverso la società municipale di promozione della città. In altre parole, il costo ricade indirettamente sui contribuenti. Non si paga un ticket all’ingresso, ma la spesa viene comunque coperta con denaro pubblico.
La questione non riguarda il valore artistico di Marc Anthony, indiscutibilmente elevato.
La domanda è un’altra: è necessario destinare quasi 1,4 milioni di euro a un singolo concerto in una festa che dura oltre un mese?
Priorità e scelte politiche
In un contesto in cui si discutono investimenti in servizi, infrastrutture, politiche sociali e qualità della vita urbana, la scelta di destinare cifre così elevate a uno spettacolo effimero merita una riflessione.
Il Carnevale genera turismo, visibilità internazionale e indotto economico. Nessuno lo nega. Secondo l’impostazione dell’amministrazione comunale, investimenti di questa portata si giustificano proprio in virtù dell’impatto turistico e mediatico dell’evento: maggiore affluenza, occupazione alberghiera, ritorno d’immagine internazionale e ricadute economiche sull’indotto locale. In questa prospettiva, la spesa non viene letta come costo isolato, ma come leva di promozione e attrattività per la città. Tuttavia, il dibattito riguarda la proporzione tra investimento e beneficio reale per la città.
Si potevano distribuire le risorse in modo diverso, puntando maggiormente su artisti locali o su un programma più diffuso e meno concentrato su un unico grande nome, riducendo il costo pur mantenendo attrattività mediatica.
Visibilità o sostenibilità?
Un evento gratuito di grande richiamo crea consenso e partecipazione popolare. Al tempo stesso, consolida un modello in cui la spettacolarizzazione cresce anno dopo anno, spingendo sempre più in alto l’asticella della spesa pubblica.
Quando una festa supera il milione di euro per una singola esibizione, la questione non è più solo culturale. Diventa politica.
Il punto non è essere contro il Carnevale. Il punto è chiedersi quale sia il limite ragionevole della spesa pubblica per eventi temporanei, soprattutto quando si tratta di fondi che appartengono a tutti.
Il 27 febbraio il Parque de Santa Catalina sarà pieno. L’energia, la musica e l’entusiasmo non mancheranno.
Resta però una domanda semplice: in tempi di risorse limitate, è questa la priorità giusta?


