In un arcipelago che negli ultimi anni promuove energia rinnovabile e sostenibilità ambientale, emerge un paradosso poco raccontato.
✍️ Italiano alle Canarie
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Uno studio rivela che l’arcipelago ospita la flotta di traghetti più vecchia e più inquinante dell’Unione Europea a causa della sua esclusione dalle zone di controllo delle emissioni. Dal 2027 i porti di Las Palmas e Santa Cruz de Tenerife potrebbero guidare la classifica europea delle emissioni di zolfo.
Mentre gran parte del continente avanza verso standard ambientali più severi, le Canarie si trovano di fronte a un paradosso nei loro principali porti di interesse. Il quadro emerge dall’ultimo rapporto dell’organizzazione europea Transport & Environment (T&E), che analizza l’impatto ambientale della flotta di traghetti operativa nei porti europei.
La ragione non riguarda soltanto il volume di traffico marittimo, ma anche un vuoto normativo: le Canarie sono rimaste escluse dalle nuove Zone di Controllo delle Emissioni (ECA) che già interessano il Mediterraneo e che nei prossimi anni verranno estese anche all’Atlantico settentrionale.
Un quadro europeo di forti squilibri
Il rapporto, intitolato A toda máquina, è stato pubblicato nel marzo di quest’anno da Leo Tricaud e Felix Klann, quest’ultimo responsabile delle politiche di trasporto marittimo presso Transport & Environment.
Lo studio analizza il potenziale di elettrificazione dei traghetti in Europa, offrendo una fotografia delle flotte impegnate nel trasporto regolare di passeggeri e merci. Si tratta delle cosiddette navi Ro-Pax (acronimo di Roll-on/Roll-off Passenger), traghetti progettati per trasportare sia passeggeri sia veicoli che salgono e scendono a bordo direttamente tramite rampe. Sono unità fondamentali per il commercio e la mobilità tra isole e continente, con un’età media che raggiunge i 26 anni, poiché spesso vengono ristrutturate invece di essere sostituite.
La flotta europea è composta da quasi 2.000 navi, che trascorrono oltre il 60% del tempo operativo a meno di cinque miglia nautiche da aree portuali densamente popolate. Questa condizione contribuisce in modo significativo all’inquinamento atmosferico delle zone costiere e genera 15,3 milioni di tonnellate di emissioni di gas serra (GEI).
Il peso della flotta europea
Nel 2023 le emissioni delle navi passeggeri e delle Ro‑Pax hanno rappresentato il 16,5% delle emissioni di CO₂ del trasporto marittimo europeo. L’Europa ospita una delle flotte di traghetti più grandi del mondo, con 904 navi Ro‑Pax e 1.012 navi passeggeri, pari rispettivamente al 26% e al 22% della flotta mondiale.
I traghetti sono fondamentali per collegare isole e regioni periferiche con il continente e trasportano circa 400 milioni di passeggeri all’anno. Tuttavia rappresentano anche una fonte significativa di inquinamento atmosferico perché emettono ossidi di zolfo (SOx), ossidi di azoto (NOx), particolato (PM) e carbonio nero nelle aree portuali e costiere.
Impatto sulla salute nelle città portuali
I traghetti operano con grande frequenza nelle aree portuali urbane. Le loro emissioni possono quindi avere un impatto diretto sulla qualità dell’aria e sulla salute della popolazione locale, sottolinea il rapporto.
I dati mostrano inoltre un forte contrasto tra le aree già soggette alle normative ECA, come il Mediterraneo, e quelle che ne restano escluse, come le Canarie. Nel 2023, i porti con la maggiore contaminazione atmosferica da ossidi di zolfo (SOx) si trovavano nel Mediterraneo, come Algeciras (Spagna) e Il Pireo (Grecia).
Con l’entrata in vigore delle Zone di Controllo delle Emissioni (ECA) nel Mediterraneo nel 2025, questi porti hanno registrato un miglioramento significativo. Le Canarie, invece, rischiano di ereditare il primato negativo dell’inquinamento nel 2027, proprio perché non sono incluse in queste zone.
Il cambiamento delle classifiche europee
L’indicatore utilizzato nello studio misura l’impatto diretto dell’inquinamento atmosferico sulla salute delle città portuali.
Dopo l’introduzione delle zone ECA nel Mediterraneo nel 2025, la classifica europea è cambiata in modo significativo. Attualmente Dublino, in Irlanda, risulta il porto più inquinato d’Europa per emissioni di zolfo, seguito da Las Palmas e Holyhead, nel Regno Unito.
Secondo le proiezioni dello studio, Las Palmas e Santa Cruz de Tenerife, una volta entrata in vigore la ECA del Mare del Nord, potrebbero diventare i porti con il più alto livello di emissioni di zolfo tra quelli europei.
Le Zone di Controllo delle Emissioni (ECA) sono aree nelle quali le navi devono utilizzare combustibili con un contenuto di zolfo massimo dello 0,1%. Il Mediterraneo è diventato area ECA nel maggio 2025, mentre l’Atlantico nord-orientale lo diventerà nel 2027. Le Canarie, in quanto regione ultraperiferica, restano invece escluse da questo regime.
Secondo lo studio, questa eccezione normativa tende ad attrarre le navi più vecchie e più inquinanti, che non potrebbero navigare legalmente in altre aree europee soggette a limiti più severi.
Le emissioni di gas serra
Il rapporto analizza anche le emissioni di CO₂ generate dai traghetti nei principali porti europei, soprattutto negli scali che gestiscono rotte lunghe o grandi volumi di traffico.
Il porto con le maggiori emissioni totali è Barcellona con 327.924 tonnellate annue, seguito da Il Pireo, Helsinki, Travemünde e Genova.
La Spagna, dopo l’Italia, è il Paese con il maggior numero di traghetti che emettono questo tipo di gas, con circa 1,7 milioni di tonnellate di CO₂.
Il possibile futuro elettrico dei traghetti
Il rapporto sottolinea che l’elettrificazione dei traghetti non rappresenta soltanto una scelta ambientale, ma anche una soluzione economicamente sostenibile, grazie ai progressi tecnologici nel campo delle batterie.
Secondo le stime di Transport & Environment, entro il 2035 circa il 52% dei traghetti europei potrebbe essere completamente elettrico e risultare persino più economico rispetto alle navi alimentate a diesel.
Qualora si optasse per sistemi ibridi, il potenziale di conversione potrebbe arrivare fino al 68% dell’intera flotta europea.
Il paradosso della transizione ambientale europea
Il paradosso, dunque, è evidente. Mentre gran parte dell’Europa rafforza le regole per ridurre le emissioni marittime, le Canarie restano fuori da questo sistema di controllo. Il risultato rischia di essere un effetto collaterale poco discusso: le navi più vecchie e più inquinanti tendono a concentrarsi proprio nelle aree dove i limiti ambientali sono meno stringenti.
In altre parole, la transizione ecologica europea potrebbe finire per spostare una parte dell’inquinamento verso le sue regioni più periferiche.


