Dopo anni di crescita del peso dell’immigrazione nel mercato del lavoro e nella struttura demografica, Madrid vara una nuova regolarizzazione straordinaria che riaccende il dibattito su numeri, sostenibilità e modello migratorio.
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Il presidente Sánchez difende la misura come un atto di giustizia sociale ed economica, mentre il decreto introduce nuove forme di arraigo (radicamento) e un dispositivo straordinario per gestire le domande.
Il Consiglio dei Ministri spagnolo ha approvato oggi, 14 aprile, il Real Decreto che modifica il Regolamento della Legge Organica 4/2000 sui diritti e le libertà degli stranieri in Spagna e sulla loro integrazione sociale. La riforma strutturale, definita dall’Esecutivo una «urgenza sociale», apre la strada a circa 500.000 persone attualmente presenti in Spagna in situazione amministrativa irregolare, che potranno ottenere permessi di residenza e lavoro a partire dal 16 aprile per via telematica e dal 20 aprile in presenza.
La misura mira a integrare formalmente nel sistema produttivo cittadini che già fanno parte della società spagnola, ma che finora non disponevano di un quadro legale per esercitare i propri diritti fondamentali. Il testo richiede l’assenza di precedenti penali e stabilisce che il richiedente non debba rappresentare una minaccia per l’ordine o la sicurezza pubblica.
Una risposta alla sfida demografica ed economica
La riforma giustifica l’intervento normativo con ragioni demografiche e di sostenibilità del sistema di welfare. La Spagna affronta un rapido invecchiamento della popolazione e una crescita naturale negativa, fattori che mettono a rischio la disponibilità di forza lavoro nel lungo periodo. Resta tuttavia un interrogativo che il dibattito politico tende spesso a eludere: questi squilibri demografici non sono fatalità, ma il sintomo di meccanismi sociali in difficoltà, dalla precarietà abitativa e lavorativa alla crescente fatica nel costruire progetti familiari stabili.
Il Governo sostiene che la regolarizzazione rafforzerà la Seguridad Social, cioè il sistema previdenziale e contributivo pubblico, aumenterà il gettito fiscale e contribuirà a ridurre l’economia sommersa. Secondo la relazione illustrativa del decreto, organismi come la Banca di Spagna e la Banca Centrale Europea evidenziano come i flussi migratori abbiano sostenuto la crescita del PIL e dei consumi negli ultimi anni. La norma colloca inoltre la Spagna come «attore responsabile» in linea con il Patto mondiale per una migrazione sicura, ordinata e regolare del 2018, un accordo ONU non vincolante che fissa linee guida sulla gestione dei flussi migratori e viene spesso richiamato per sostenere politiche di integrazione e regolarizzazione.
Arraigo straordinario e protezione internazionale
La principale novità del regolamento è l’introduzione di nuove forme di arraigo (radicamento). Una riguarda i richiedenti protezione internazionale con domanda o ricorso pendente presentato prima del 1° gennaio 2026. L’altra disciplina l’«arraigo straordinario» per gli stranieri già presenti in Spagna prima della stessa data.
Per ottenere l’autorizzazione occorre dimostrare una permanenza continuativa nel Paese di almeno cinque mesi e l’assenza di precedenti penali sia in Spagna sia nel Paese di origine. Dall’avvio della procedura, inoltre, il richiedente potrà lavorare in via provvisoria fino alla decisione finale.
Un dispositivo logistico senza precedenti: il ruolo di Correos e Tragsa
Il Governo ha previsto un dispositivo organizzativo straordinario per gestire l’elevato numero di domande. TRAGSA e TRAGSATEC, società pubbliche di supporto operativo, potranno occuparsi della gestione materiale dei fascicoli. La valutazione giuridica e la decisione finale resteranno invece nelle mani dell’amministrazione.
Anche Correos, il servizio postale pubblico spagnolo, avrà un ruolo nel sistema: informerà gli interessati e raccoglierà le domande attraverso la propria rete nazionale, così da facilitare l’accesso anche nelle aree rurali. Il termine per la presentazione delle richieste è fissato al 30 giugno 2026.
Per evitare il sovraccarico degli uffici, il Ministero dell’Inclusione prevede inoltre 450 sportelli di assistenza, oltre 600 rinforzi di personale e orari dedicati per questi adempimenti.
Un processo amministrativo garantista e trasparente
Il regolamento stabilisce tempi e condizioni precise per garantire certezza giuridica. L’amministrazione dispone di un massimo di tre mesi per decidere; in assenza di risposta, la richiesta si considera respinta per silenzio amministrativo. I richiedenti asilo che ottengono l’arraigo (radicamento) dovranno rinunciare formalmente alla protezione internazionale.
Sono previste misure per situazioni di vulnerabilità, tra cui proroghe fino a quattro anni per malattia grave, disabilità o età avanzata. Per i minori, l’autorizzazione avrà una durata diretta di cinque anni.
Perché tramite decreto e non Parlamento
L’approvazione tramite Real Decreto ha acceso il dibattito politico. Il Governo giustifica la scelta con la necessità di una risposta rapida ed efficace. Alcune fonti parlamentari ritengono invece che si sia evitato il confronto in un Parlamento con una maggioranza fragile.
Il Partito Popolare ha criticato la decisione, parlando di un aggiramento del Parlamento e di un possibile «effetto chiamata». Vox ha annunciato un ricorso al Tribunale Supremo chiedendo la sospensione della norma.
La lettera di Sánchez e la cornice politica della misura
In una lettera aperta alla cittadinanza, Sánchez ha definito la regolarizzazione «un atto di normalizzazione», collegandola alla tenuta dei servizi pubblici e alla memoria storica dell’emigrazione spagnola. Il presidente ha contrapposto questa linea a una visione fondata sulla paura.
Si tratta dell’ottava regolarizzazione dall’inizio della fase democratica spagnola. L’ultima, nel 2005, sotto il governo Zapatero, coinvolse oltre 576.000 persone.
Smentita delle principali fake news
Il Governo respinge l’idea di un «effetto chiamata», precisando che la misura riguarda soltanto chi era già presente nel Paese e che restano in vigore requisiti rigorosi per l’accesso.
Secondo l’Esecutivo, non ci sarà un collasso dei servizi pubblici grazie al piano di rafforzamento previsto. La popolazione ucraina, inoltre, non è esclusa, ma segue un canale specifico.
Sul fronte abitativo, il Governo sostiene che gli immigrati non siano responsabili dell’aumento dei prezzi delle case e che, al contrario, risultino tra i soggetti più esposti alla precarietà. Quanto all’Unione Europea, Madrid ricorda che ogni Stato mantiene competenza su queste procedure e che il permesso ottenuto vale per vivere e lavorare in Spagna, senza trasformarsi in un lasciapassare automatico per il resto dell’UE.


