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Acquisti online dalla Cina, anche le Canarie pagheranno il nuovo dazio da 3 euro

Dal 1° luglio il cambio doganale interesserà anche l’arcipelago. Il punto ora diventa l’esenzione IGIC sugli acquisti fino a 150 euro

✍️ Italiano alle Canarie

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Anche le Canarie rientreranno nell’applicazione del nuovo dazio da tre euro previsto per gli acquisti online provenienti da Paesi terzi, cioè da territori esterni all’Unione Europea. La misura entrerà in vigore dal 1° luglio e riguarderà soprattutto il commercio elettronico di basso valore, quello cresciuto attorno alle grandi piattaforme asiatiche come Temu, Shein e altri operatori del low cost digitale.

Per l’arcipelago la questione non era scontata. Le Canarie non applicano l’IVA ma l’IGIC, e il loro particolare regime fiscale aveva lasciato aperti alcuni dubbi sull’estensione automatica della misura. Il chiarimento arrivato dalla Agencia Tributaria statale chiude però la discussione: il nuovo dazio sarà applicabile anche agli acquisti effettuati dai consumatori residenti nelle isole, poiché le Canarie fanno parte del territorio doganale dell’Unione Europea.

Il punto centrale: non è solo una tassa in più

La novità non riguarda soltanto l’introduzione di un costo aggiuntivo sui pacchi provenienti dalla Cina o da altri Paesi extra UE. Il vero cambiamento riguarda il meccanismo doganale che accompagnerà questi acquisti.

Ogni spedizione dovrà passare attraverso una dichiarazione doganale, semplificata o completa a seconda del valore della merce e della tipologia del prodotto. Tornano quindi al centro procedure come l’H7 e l’H1, oggi eredi dell’antico DUA. Si tratta dei moduli necessari per dichiarare l’ingresso della merce, calcolare eventuali imposte o dazi e autorizzare la consegna del pacco al destinatario. Proprio questa documentazione, nelle Canarie, è stata per anni uno dei punti più delicati del commercio elettronico, perché spesso ha generato costi aggiuntivi e pratiche poco chiare per i consumatori.

Il nuovo dazio sarà calcolato non semplicemente per pacco, ma per prodotto con diversa classificazione doganale. Articoli appartenenti alla stessa categoria potranno essere raggruppati in una sola linea, mentre prodotti diversi genereranno addebiti separati. Un pacco con due custodie per cellulare e un caricatore, ad esempio, pagherà sei euro: tre euro per le custodie, considerate una stessa categoria, e tre euro per il caricatore.

Il bersaglio sono le grandi piattaforme low cost

La misura si inserisce in una strategia europea più ampia, pensata per contenere l’arrivo massiccio di prodotti a bassissimo costo venduti attraverso piattaforme asiatiche. Il problema non riguarda soltanto il prezzo finale al consumatore, ma anche il rispetto delle regole imposte alle imprese europee.

Il commercio tradizionale e la distribuzione locale denunciano da tempo una concorrenza considerata squilibrata. Da una parte ci sono negozi fisici e imprese sottoposti a imposte, controlli, norme sanitarie, obblighi ambientali e standard di sicurezza. Dall’altra, una parte del commercio online extra UE arriva al consumatore con prezzi molto bassi e con controlli spesso percepiti come insufficienti.

Dietro il dazio da tre euro si muove quindi il tentativo di riportare dentro regole più chiare un flusso commerciale cresciuto molto rapidamente, spesso più velocemente della capacità delle amministrazioni di controllarlo.

Il caso canario: l’IGIC e la franchigia dei 150 euro

Nelle Canarie il nuovo scenario apre una questione ancora più sensibile: l’esenzione dall’IGIC sugli acquisti online fino a 150 euro.

Dal 2016 gli acquisti su Internet di valore inferiore a questa soglia sono esenti dall’imposta canaria. La misura era nata per proteggere i consumatori dagli abusi legati alla gestione doganale dei pacchi. In quegli anni, alcune società di trasporto arrivavano a chiedere cifre molto elevate per la presentazione del DUA e la consegna della merce, rendendo sproporzionato il costo finale di piccoli acquisti online.

Quella scelta aveva una logica precisa: evitare che un prodotto di basso valore venisse gravato da spese amministrative superiori al valore stesso dell’acquisto. A distanza di dieci anni, però, la stessa misura viene letta in modo molto diverso dal commercio locale.

Una distorsione che penalizza i negozi fisici

Il punto critico è evidente: se un consumatore compra online un prodotto sotto i 150 euro, non paga l’IGIC; se lo stesso prodotto viene acquistato in un negozio fisico delle Canarie, l’imposta viene applicata.

Per il commercio locale questa differenza rappresenta una distorsione del mercato. Il negozio dell’arcipelago deve sostenere costi fissi, personale, affitti, imposte, controlli e obblighi amministrativi. La piattaforma online, invece, può spesso arrivare al consumatore finale con un prezzo più competitivo, anche grazie a un trattamento fiscale più favorevole.

Il nuovo dazio europeo riapre quindi il dibattito: se per pagare i tre euro sarà comunque necessario presentare una dichiarazione doganale, ha ancora senso mantenere l’esenzione IGIC fino a 150 euro? La domanda è destinata a pesare nel confronto dei prossimi mesi.

Il rischio di tornare al problema di partenza

La possibile eliminazione della franchigia fiscale, però, non è priva di rischi. Il problema che aveva portato alla sua introduzione nel 2016 non è completamente scomparso.

Molti consumatori continuano a denunciare costi elevati per le pratiche gestite dai trasportatori e difficoltà nell’autodispaccio, cioè nella possibilità di svolgere direttamente le procedure doganali senza pagare intermediari. Se l’esenzione dall’IGIC venisse eliminata senza semplificare davvero le procedure e senza impedire tariffe sproporzionate, il commercio elettronico nelle Canarie potrebbe ritrovarsi davanti allo stesso ostacolo di dieci anni fa.

Il rischio è che una misura pensata per correggere una distorsione ne produca un’altra: rendere più equa la concorrenza con i negozi locali, ma trasformare ogni piccolo acquisto online in un percorso burocratico e costoso per il consumatore.

Una partita ancora aperta

Il nuovo dazio da tre euro non chiude il dibattito. Lo riapre.

Le Canarie si trovano ancora una volta davanti a una particolarità fiscale e doganale che incide direttamente sulla vita quotidiana dei residenti. Comprare online dalla Cina o da qualsiasi Paese extra UE non sarà più esattamente come prima: il costo finale potrà aumentare, le procedure doganali torneranno a pesare e la vecchia esenzione IGIC fino a 150 euro potrebbe essere rimessa in discussione.

La questione centrale resta l’equilibrio. Il commercio locale chiede condizioni più giuste. I consumatori chiedono di non essere schiacciati da costi amministrativi e pratiche complicate. Nel mezzo resta una burocrazia doganale che, se non viene controllata, rischia di pesare più del prodotto acquistato.

 

 

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