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La Spagna supera i 10 milioni di residenti nati all’estero mentre le nascite crollano

Cresce la popolazione, ma il saldo naturale resta negativo

✍️ Italiano alle Canarie

Tempo di lettura: 4 minuti

La Spagna ha superato per la prima volta la soglia dei 10 milioni di residenti nati all’estero. Il dato emerge dalla Statistica Continua della Popolazione pubblicata dall’Istituto Nazionale di Statistica (INE) con riferimento al 1° gennaio 2026.

La popolazione ha raggiunto 49.570.725 abitanti, il valore più alto mai registrato nella serie storica. Il dato appare positivo a prima vista. Una lettura più attenta mostra però una dinamica molto diversa.

La crescita della popolazione non deriva dall’aumento delle nascite. Il saldo naturale resta negativo, con più morti che nuovi nati. L’aumento degli abitanti dipende quindi quasi interamente dall’arrivo di popolazione straniera.

Nel corso del 2025 la popolazione è cresciuta di circa 442.428 persone. Il contributo decisivo proviene dai residenti nati all’estero.

Un cambiamento demografico strutturale

La Spagna è oggi uno dei Paesi europei con la maggiore intensità migratoria. Gli studiosi spiegano che il fenomeno produce due effetti: aumenta la popolazione complessiva e amplia la fascia di popolazione in età fertile.

Secondo i dati dell’INE, circa un terzo dei bambini nati in Spagna ha una madre di origine straniera.

Il punto cruciale non è tanto che le donne immigrate abbiano molti più figli rispetto alle spagnole. Il fattore determinante è un altro: l’immigrazione aumenta il numero complessivo di persone in età riproduttiva in un Paese che da anni registra un forte declino della natalità.

Il quadro demografico spagnolo riflette una trasformazione ormai evidente: senza immigrazione la popolazione sarebbe in calo.

Un fenomeno che riguarda tutta l’Europa

Il caso spagnolo non rappresenta un’eccezione. La stessa dinamica si osserva ormai in gran parte dell’Europa occidentale.

Il modello demografico europeo poggia ormai su un equilibrio fragile: bassa natalità interna e compensazione attraverso flussi migratori.

La combinazione di salari stagnanti, difficoltà nell’accesso alla casa, precarietà lavorativa, povertà sempre in aumento e ritardo nella formazione delle famiglie produce un effetto evidente. Sempre meno giovani scelgono di avere figli.

L’immigrazione diventa quindi lo strumento attraverso cui i sistemi economici cercano di mantenere stabile la popolazione attiva e sostenere i sistemi previdenziali.

Questo processo sta già modificando la struttura demografica europea.

I principali Paesi di origine

I dati disponibili fino al 2025 indicano che le principali comunità di origine della popolazione nata all’estero in Spagna provengono da:

Marocco, con circa 1,17 milioni di residenti

Colombia, con quasi 980.000 persone

Venezuela, con circa 690.000 residenti

Famiglie sempre più piccole e persone sempre più sole

Un’altra trasformazione emerge dai dati sugli assetti familiari.

In Spagna esistono oggi circa 19,7 milioni di nuclei familiari. La dimensione media è scesa a 2,49 persone per famiglia.

La configurazione più diffusa resta quella di due membri, con circa 5,7 milioni di nuclei. Il dato che colpisce è un altro: le famiglie composte da una sola persona sono ormai quasi allo stesso livello, con 5,6 milioni di persone che vivono sole, pari al  28%.

Il fenomeno deriva da diversi fattori: invecchiamento della popolazione, divorzi, minore natalità e cambiamenti nei modelli di convivenza.

La speranza di vita alla nascita ha raggiunto 84 anni. Nel lungo periodo questo significa anche un numero crescente di persone anziane che vivono sole, in particolare donne vedove. Una dinamica che comporta un aumento delle spese sociali per assistenza, sanità e servizi, mentre la popolazione attiva diminuisce. In questo contesto molti Paesi europei ricorrono sempre più ai flussi migratori per sostenere il mercato del lavoro e gli equilibri dei sistemi previdenziali.

La domanda che pochi si pongono

La fotografia demografica della Spagna racconta quindi una trasformazione profonda.

Questi numeri non sono semplici statistiche. Indicano una traiettoria demografica molto chiara. Quando per anni un Paese registra più morti che nascite e la crescita della popolazione dipende quasi interamente dall’immigrazione, la composizione della società è destinata inevitabilmente a cambiare.

Il dibattito politico tende spesso a fermarsi alla contrapposizione ideologica tra favorevoli e contrari all’immigrazione. Questa contrapposizione non affronta la questione centrale.

Il punto decisivo riguarda la sostenibilità del modello economico e sociale europeo. Un modello che fatica sempre più a garantire stabilità lavorativa, accesso alla casa e prospettive sufficienti per costruire una famiglia. In queste condizioni la natalità continua a ridursi.

Con questo trend le popolazioni autoctone europee vedono ridursi il proprio peso demografico relativo mentre nuove componenti della popolazione crescono attraverso i flussi migratori e le nuove generazioni nate da questi flussi.

Non si tratta di un fenomeno esclusivamente spagnolo. La stessa tendenza è visibile in gran parte dell’Europa occidentale.

Ignorare questa trasformazione significa non voler leggere la direzione in cui stanno andando le società europee. Comprendere questa dinamica diventa quindi essenziale per discutere seriamente il futuro demografico, sociale ed economico del continente.

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