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L’arcipelago, secondo l’assessore alla Transizione ecologica, non dispone ancora di sistemi elettrici adeguatamente adattati per sfruttare tutta la produzione da fonti rinnovabili. Il risultato è che un comparto che si ferma appena al 22% della generazione totale continua a scontrarsi con un sistema ancora fortemente legato ai combustibili fossili: quasi l’80% della produzione, contro il 40% della Penisola.
Un dato definito “drammatico”
Il dato statistico, come ha riconosciuto lo stesso assessore alla Transizione ecologica ed Energia del Governo delle Canarie, Mariano Hernández Zapata (PP), è “drammatico”. La definizione non appare eccessiva, perché, come ha affermato il membro dell’esecutivo regionale, nell’arcipelago si “butta via il 20% dell’energia pulita prodotta”, cioè una parte della produzione elettrica quotidiana legata alle fonti rinnovabili.
In particolare, ha indicato che questo “spreco del 20%”, o perdita di energia verde, non viene né consumato, perché non può entrare nel sistema di distribuzione, né immagazzinato. Questo dipende dal fatto che le isole, pur lavorandoci, non hanno ancora sistemi elettrici adeguatamente “adattati” per sfruttare tutto il loro potenziale di produzione da fonti rinnovabili.
Questo comparto pulito, peraltro, non arriva al 22% della generazione totale nelle isole, un valore rimasto stagnante negli ultimi anni. Quasi l’80% della produzione continua quindi a dipendere dai combustibili fossili, cioè dalle centrali termoelettriche, contro il 40% registrato nella Penisola. Il paradosso è evidente: si produce ancora poca energia rinnovabile e una parte di quella già disponibile non riesce nemmeno a essere sfruttata.
Perché una parte dell’energia verde viene persa
L’assessore alla Transizione ecologica ha spiegato che questa perdita di energia pulita si verifica perché i gruppi tradizionali in funzione sono ancora troppo grandi. In pratica, quando sole e vento producono di più, il sistema non riesce ad assorbire tutta l’energia disponibile, perché le centrali convenzionali non possono abbassare rapidamente la produzione né fermarsi con la stessa rapidità. Per superare questo limite, ha aggiunto, è già stato bandito un nuovo concorso statale per installare apparecchiature più adeguate.
Questo processo, ha evidenziato, lascia “alcune isole zoppe”, senza la soluzione ottimale, almeno per ora. Le Canarie, ha aggiunto Hernández Zapata, “hanno già pianificato” come sarà il loro sistema elettrico per i prossimi 40 anni. Resta però il fatto che, nel presente, una quota di energia pulita continua a perdersi per limiti strutturali non ancora risolti.
Per evitare l’attuale perdita di quel 20% di energia pulita prodotta nelle isole, le Canarie devono affrontare un intervento rilevante sul quale stanno già operando, ha affermato l’assessore. Si tratta di rinnovare o adattare le centrali termoelettriche, vecchie e obsolete, affinché dispongano di gruppi elettrogeni più piccoli che possano essere fermati senza problemi. In questo modo si faciliterebbe una maggiore penetrazione delle energie rinnovabili, evitando che questa produzione pulita debba essere sprecata, come invece accade oggi.
Il problema dell’accumulo energetico
A questi cambiamenti strutturali si aggiunge il nodo dell’accumulo di energia pulita, settore in cui esiste un chiaro deficit. Per superare anche questa difficoltà, nelle isole con il maggior consumo elettrico, Gran Canaria e Tenerife, si sta già lavorando all’installazione di grandi sistemi di pompaggio idroelettrico.
È il caso di Chira-Soria, infrastruttura che, secondo quanto anticipato dall’assessore, dovrebbe essere completata tra il 2028 e il 2029, e del sistema progettato nel comune tinerfeño di Güímar.
Ingorgo nella gestione dei fondi Next Generation
Sul fronte dei fondi Next Generation, Hernández Zapata ha riconosciuto che la situazione desta “grande preoccupazione”. Per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, le Canarie devono infatti riuscire a sfruttare al massimo queste risorse europee, ma i tempi restano stretti.
Il termine per giustificare gli investimenti, inizialmente fissato al 31 agosto 2026, è stato prorogato di un mese fino al 30 settembre, con una decisione già pubblicata nel BOE. Secondo l’assessore, il rischio economico in caso di esecuzione insufficiente resta comunque elevato, con una possibile restituzione di fondi compresa tra oltre 200 e 500 milioni di euro.
L’assessore attribuisce questo ingorgo soprattutto al grande volume di risorse gestite da Canarie e Baleari nell’ambito del programma Isole sostenibili, superiore a quello di altre regioni spagnole. Il Governo canario continua intanto a chiedere soluzioni più vantaggiose a Bruxelles e a Madrid, nel tentativo di alleggerire i vincoli amministrativi.
Anche su questo fronte, la transizione energetica nelle isole dipende non solo dagli obiettivi annunciati, ma dalla capacità concreta di trasformare fondi e scadenze in risultati reali.



