✍️ Italiano alle Canarie
Negli ultimi dieci anni, panettone e pandoro hanno smesso di essere una curiosità relegata ai “negozi italiani” e hanno iniziato a giocare un ruolo concreto nel Natale spagnolo. Il fenomeno è relativamente recente, ma la traiettoria appare ormai definita: crescita costante, diffusione commerciale e, soprattutto, riconoscibilità culturale.
Un indicatore significativo arriva dal mondo professionale della pasticceria catalana. Secondo l’associazione dei Pasticceri di Barcellona, il consumo di panettone in Spagna si è moltiplicato per dieci dal 2014. Un aumento di questa portata, in un mercato natalizio storicamente dominato da grandi classici locali, segnala un cambiamento strutturale nelle abitudini di consumo.
Dal prodotto importato al prodotto “di casa”
La penetrazione di un alimento non si misura soltanto sugli scaffali. La lingua, spesso, arriva dopo la realtà. Nel 2022 la Real Academia Española ha validato anche le forme adattate “panetón” e “panetone”, accanto al termine originale. Quando un prodotto entra ufficialmente nel vocabolario, di norma significa che ha superato la fase della moda ed è entrato nell’uso comune.
La svolta simbolica: il Mondiale del Panettone parla “barcellonese”
Il salto di qualità si è manifestato anche sul piano mediatico e artigianale. Nel 2024 il panettiere messicano Tonatiuh Cortés, residente a Barcellona, ha vinto la Coppa del Mondo del Panettone nella categoria tradizionale. Il dato rilevante non è soltanto il trofeo, ma il messaggio che lo accompagna: il panettone, pur restando un simbolo identitario italiano, è oggi un terreno competitivo globale, dove contano tecnica, lievito madre, precisione e filiera degli ingredienti.
Un fenomeno dentro una tendenza più ampia: l’export italiano
Sul piano internazionale, panettone e pandoro sono diventati veri e propri ambasciatori del Made in Italy. Secondo i dati di Unione Italiana Food, nel 2024 l’export complessivo ha raggiunto 13.468 tonnellate per un valore superiore a 113 milioni di euro, con l’Europa tra i principali mercati di destinazione.
Il quadro suggerisce due dinamiche parallele. Da un lato cresce la distribuzione di prodotto industriale e premium; dall’altro aumentano i laboratori artigianali locali che reinterpretano lo stile italiano con competenza crescente, adattandolo al gusto e alle materie prime del territorio.
Nochevieja in Spagna: l’ultimo dell’anno come liturgia popolare
Il successo di un dolce straniero si spiega anche con la sua capacità di inserirsi in rituali già consolidati. In Spagna, la notte del 31 dicembre rappresenta una vera e propria liturgia collettiva.
Il cuore del rito sono le 12 uvas de la suerte: allo scoccare della mezzanotte, con i dodici rintocchi dell’orologio, si mangiano dodici acini d’uva, uno per ogni campanada, come augurio di fortuna e prosperità per i dodici mesi successivi. La scena più iconica è quella della Puerta del Sol a Madrid, ma il gesto si ripete in case e piazze di tutto il Paese, spesso seguendo la diretta televisiva.
Dopo le uve arriva il brindisi, spesso a base di cava, e prende forma il cotillón: la festa che prosegue fino a tarda notte tra cappellini, coriandoli e musica. In questo contesto, panettone e pandoro trovano un ruolo naturale: dessert delle cene natalizie, dolce da condividere, regalo gastronomico o alternativa “internazionale” accanto ai classici locali.
Conclusione
Il punto non è stabilire chi “vince” tra le tradizioni. Il punto è osservare come le feste cambiano quando cambiano gusti, mobilità, consumi e immaginario collettivo. Oggi, in Spagna, il panettone non è più soltanto un prodotto importato: è un alimento che genera competizione, lessico, nuove abitudini e, in alcuni casi, perfino un emergente orgoglio artigianale locale.


