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Affitti turistici, il Tribunale Supremo boccia il registro unico nazionale

Lo Stato «non ha competenze» per sovrapporsi ai registri regionali. Restano però lo sportello unico digitale e l’obbligo di trasmissione dei dati da parte delle piattaforme online

✍️ Italiano alle Canarie

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Il Tribunale Supremo, massimo organo della giustizia ordinaria spagnola, ha annullato il procedimento del registro unico nazionale per gli affitti turistici di breve durata destinati alla commercializzazione sulle piattaforme digitali. La misura era prevista dal Regio Decreto 1312/2024 del 23 dicembre e avrebbe imposto un meccanismo statale di registrazione per gli immobili offerti online.

La sentenza stabilisce che lo Stato «non dispone delle competenze necessarie» per creare un registro nazionale sovrapposto ai registri già esistenti nelle Comunità autonome. Il punto centrale della decisione riguarda quindi i limiti tra il potere dello Stato e quello delle Comunità autonome: il turismo e la regolazione concreta delle abitazioni a uso turistico restano, in larga misura, competenza regionale.

La decisione arriva dopo il ricorso presentato dalla Generalitat Valenciana. Anche altre comunità, tra cui Canarie e Andalusia, avevano contestato la normativa, denunciando una possibile invasione nelle competenze  e il rischio di creare un doppio circuito amministrativo.

Il Tribunale Supremo ha accolto il ricorso solo in parte. Altri aspetti del decreto restano infatti in vigore: il cosiddetto sportello unico digitale per gli affitti, gli obblighi di trasmissione dei dati da parte delle piattaforme online e l’invio di informazioni con finalità statistiche continueranno ad applicarsi.

Lo scontro tra Governo centrale e autonomie

Il registro unico era diventato uno dei principali fronti di tensione tra il Governo centrale e diverse amministrazioni regionali. Le Comunità autonome contrarie alla misura sostenevano che nei rispettivi territori esistessero già strumenti propri per registrare e controllare le abitazioni destinate all’affitto turistico.

Secondo i governi regionali, la norma avrebbe generato confusione, incertezza giuridica e duplicazione degli obblighi, costringendo molti proprietari a ottenere una nuova iscrizione attraverso il Registro della Proprietà.

Le reazioni politiche sono arrivate rapidamente. Dall’Andalusia, il consigliere regionale al Turismo, Arturo Bernal, ha accusato l’esecutivo di Pedro Sánchez di aver legiferato «da una posizione ideologica» e senza il necessario rispetto dell’ordinamento giuridico e delle competenze regionali.

Bernal ha inoltre sostenuto che la duplicazione dei registri non fosse una richiesta di Bruxelles, ma una scelta politica del Governo centrale.

La posizione del settore degli affitti turistici

Il settore degli affitti turistici aveva contestato con forza il provvedimento. L’Associazione Canaria degli Affitti Turistici (Ascav) aveva denunciato il caso all’Unione Europea, sostenendo che la normativa spagnola violasse il diritto comunitario.

Secondo Ascav, la legislazione europea richiede che l’attività sia debitamente registrata, ma non impone una doppia iscrizione presso amministrazioni diverse. La stessa associazione afferma che la Commissione Europea avrebbe già avvertito la Spagna a gennaio, invitandola a eliminare questa sovrapposizione amministrativa.

Il vicepresidente di Ascav, Javier Valentín, ha accolto con soddisfazione la decisione del Tribunale Supremo, sostenendo che la sentenza conferma la posizione difesa dall’associazione negli ultimi mesi.

Che cosa cambia davvero

La conseguenza più immediata riguarda la fine dell’obbligo di iscrizione a un registro unico statale aggiuntivo rispetto ai registri regionali già esistenti. In altre parole, il Tribunale Supremo non cancella la necessità di registrare le abitazioni turistiche, ma boccia il tentativo dello Stato di creare un ulteriore livello nazionale sovrapposto a quello regionale.

Il controllo digitale non scompare. Le piattaforme come Airbnb, Booking e altri portali continueranno a dover trasmettere dati alle autorità, mentre lo sportello unico digitale resta operativo insieme agli obblighi informativi previsti dal decreto.

La sentenza rafforza il ruolo delle Comunità autonome nella gestione del turismo e degli affitti turistici. Per territori come le Canarie, dove il tema incrocia emergenza abitativa, pressione turistica, rendita immobiliare e diritto alla casa, la decisione rischia di riaprire il confronto politico tra Governo centrale, amministrazioni regionali, piattaforme digitali e proprietari.

Dal punto di vista economico e giuridico, la sentenza potrebbe inoltre aprire la strada a nuovi contenziosi. Alcuni proprietari potrebbero chiedere il rimborso delle somme versate per procedure fondate su una norma dichiarata nulla. Altri, eventualmente esclusi dalla commercializzazione delle loro abitazioni a causa del mancato doppio registro, potrebbero valutare azioni contro lo Stato per danni economici o mancati guadagni.

Il dato politico più rilevante resta però un altro: il Tribunale Supremo non ha smontato l’intero sistema di controllo sugli affitti brevi, ma ha tracciato un limite preciso all’intervento statale.

La partita sugli affitti turistici, soprattutto nelle Canarie, non si chiude qui. Cambia soltanto il terreno dello scontro: meno registro unico nazionale, più responsabilità diretta delle autonomie.

 

 

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