Storia di un re, di un angelo e di un ponte

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di Magda Altman

C’era una volta, più di un centinaio di anni fa, un re, Alfonso XIII, che decise di visitare un’isola remota, al largo della costa africana.

L’isola si preparò ad accoglierlo con grande fasto, dopo tutto era la prima volta che un re metteva piede sulla sua terra.

Il re si fermò qualche giorno e a qualcuno venne l’ardire di chiedergli un regalo, un dono inusuale ma che avrebbe permesso a due popoli separati da una profonda gola di comunicare tra di loro: un ponte.

Dovette calare il silenzio dopo una siffatta richiesta, ma il re, conquistato dalla gentilezza di quel popolo, acconsentì.


Era il 1906 e re Alfonso XIII ordinò la costruzione del primo ponte in cemento armato mai realizzato non solo in quell’isola, Tenerife, ma anche in tutto il suo regno, la Spagna.

Il lavoro eseguito sul barranco Hondo che unì la popolazione di Santa Ursula a quella di La Victoria fu un’autentica opera all’avanguardia, un prestigioso traguardo storico, sociale e di alta ingegneria.

La realizzazione del Puente de Hierro, dalla sua richiesta alla sua inaugurazione, necessitò di soli 3 anni.

Venne eseguito un solo arco a causa delle difficoltà del terreno vulcanico e il ponte, lungo 83,20 metri e largo 5,5, si eresse sopra ad un precipizio di 32,20 metri.

Fine della storia?

Ebbene no, o meglio c’è di più.

Durante la sua visita, il re, che doveva passare per la cittadina de La Victoria, trovò ad accoglierlo una gran folla che acclamava il suo nome.

Non appena il corteo raggiunse la curva finale, dalla folla apparse una fanciulla vestita da angelo con un cesto di fiori che si avvicinò all’auto del re.

Si inchinò davanti al suo finestrino, gli sorrise e, prima di sparire, gli porse una lettera che il re, rapito da tanta innocenza e bellezza, prese subito senza esitare.

In quella lettera era contenuta la richiesta a firma dei sindaci di Santa Ursula e di La Victoria di poter avere un ponte di congiunzione tra le due cittadine.

Il re, profondamente colpito, sorrise e prese la decisione: il ponte si farà.

Apparizione celestiale? Mano divina?

Nulla di tutto ciò.

Con un abile e amabile stratagemma, le due comunità riuscirono ad ingraziarsi l’animo sensibile del re.

Ma, di quella fanciulla che si chiamava Hannah, non si seppe più nulla.

C’era chi la dava partita con la famiglia in Brasile, chi affermava non fosse mai esistita.

Ci sono storie, a volte, che partono dalla realtà e fanno giri ampi, sfiorando il sogno e l’immaginazione, come questa.

(Photo courtesy of efemeridestenerife)